La Casa è un Palcoscenico
CON L'AVVICINARSI DELLA FINE DELL'ANNO, IL PENSIERO COMINCIA A RIVOLGERSI ALLE FESTIVITÀ NATALIZIE E A TUTTE LE OCCASIONI CHE ESSE OFFRONO A FAMIGLIE E AMICI PER RIUNIRSI, CONDIVIDERE UN PASTO E FESTEGGIARE. 
In questo articolo, M Magazine esplora il rapporto di Ponti con le festività attraverso gli oggetti da lui creati, grazie al racconto del nipote Salvatore Licitra approfondito da Elisa Ossino, architetto e interior designer il cui lavoro riflette alcuni principi fondamentali della pratica di Ponti. Insieme, esplorano come sia possibile vivere con bellezza non solo durante le festività, ma tutto l’anno - proprio come intendeva Ponti.
D.151.4 POLTRONA GIO PONTI
D.151.4 POLTRONA GIO PONTI
Nel dicembre del 1951, Gio Ponti prese una cartolina bianca e iniziò a disegnare. Sul cartoncino, la sua penna tracciò una sedia semplice, con gambe affusolate non dissimili da quelle che aveva immaginato per il progetto della poltrona D.151.4, realizzata solo pochi anni prima. Ma altrove sulla cartolina, la realtà si trasformò in qualcosa di più strano e meraviglioso. Seduto sulla sedia di Ponti, infatti, non c’è una persona, ma un guanto. Posizionato in modo eretto, il guanto rivolge lo sguardo al destinatario della cartolina; un rossetto brillante ne disegna la bocca sotto il pollice, mentre un occhio a mandorla è ricamato sul palmo. Dal fondo del guanto, intanto, spuntano un paio di gambe accavallate, mentre il pollice e l’indice sorreggono con cura una pipa in radica da cui - invece del fumo - escono una serie di ghirigori che augurano “Buon Natale, Buon 1952.”
Non è che per Gio Ponti fossero importanti le festività, ricorda Salvatore Licitra, nipote di Ponti, fondatore dell'Archivio Gio Ponti e custode dell'opera del nonno, ma piuttosto amava cogliere l’occasione di mandare lettere disegnate, dove calligrafia e disegno si mostrassero nella loro fratellanza e comune origine.
In effetti, la cartolina di Natale del 1951 è solo una delle tante che Ponti realizzò nel corso della sua vita - mondi di carta che attiravano il destinatario all’interno dell’immaginazione e dell’arte di Ponti. Per Licitra, la reputazione di Ponti nell’architettura e nel design del XX secolo - un corpus di opere ricco di artigianalità, giocosità, profonda conoscenza dei materiali e una sincera empatia per il modo in cui le persone desideravano vivere - può essere interpretata attraverso la lente della performance teatrale e dell’idea che il mondo moderno potesse diventare un palcoscenico per nuovi modi di abitare che rompessero con le costrizioni del passato.
“I suoi oggetti abbandonano la loro motivazione funzionale in secondo piano e propongono di animarne la percezione col proprio libero, personalissimo ed emotivo punto di vista, come succede nel teatro”, spiega Licitra. “Questa lettura teatrale e non funzionale a ben vedere è una chiave d’accesso a tutta la vastissima opera di Ponti, dall’architettura al design e ci può guidare alla comprensione di tutta la sua opera.”
È un momento dell’anno che si presta istintivamente all’approccio architettonico di Ponti, secondo il quale gli edifici dovevano essere progettati dall’interno verso l’esterno e incentrati sui modi in cui le persone potevano vivere e interagire tra loro, unendo architettura, interni e oggetti in una sintesi che racchiudeva la sua intuizione fondamentale: “il senso dell’architettura è la vita.”
“Desidero reinterpretare il lavoro di Ponti non come un'eredità da custodire, ma come un linguaggio vivo ancora in grado di generare nuove forme e significati”, spiega Ossino. “Vivere con bellezza, per me, significa circondarsi di elementi stimolanti che elevano la vita quotidiana. In questo senso, l'approccio di Ponti è una vera lezione. Ci ricorda che la bellezza non è un lusso, ma un modo di pensare e di abitare il mondo.”
Ponti took great care to create an atmosphere on the top of the hill reminiscent of a lantern
Nell'interpretazione della villa da parte di Molteni&C, questo approccio si trasforma in geometrie di triangoli e rombi colorati che costruiscono uno spazio che non si limita a esporre oggetti, ma che può instaurare un dialogo con essi. Qui, l'interpretazione dell'opera di Ponti come teatro quotidiano diventa evidente, con ogni elemento in conversazione con l'altro, il tutto per celebrare il modo in cui il design può sostenere e arricchire la vita delle persone.
Sono questi stessi principi che hanno portato Ponti a tornare regolarmente su particolari motivi nel suo design, con molti dei suoi oggetti che fanno riferimento o sono esplicitamente stilizzati come animali, oppure mani umane presentate nella stessa forma della cartolina del 1951.
“Ciò che conta è che sia le mani che gli animali siano immediatamente comprensibili e ‘leggibili’ da chiunque, in qualsiasi parte del mondo”, spiega Licitra. “La palette di Gio Ponti - l’alfabeto attraverso cui si esprimeva - era composta da elementi assolutamente universali e accessibili.”
Bottiglie, design Gio Ponti, courtesy of Gio Ponti Archives, creative direction Elisa Ossino Studio, ph. Aaron Tilley
take a look inside
Dalle scogliere a picco della Costiera Amalfitana alle silenziose cave di pietra della Sicilia, fino alla suggestiva estremità dell’Andalusia, quattro progetti straordinari raccontano come Molteni&C porti l’eccellenza del design italiano in luoghi scolpiti dalla luce, dalla storia e da un ritmo di vita più lento.