Gio Ponti Objects
NEL 1938, GIO PONTI, LUMINARE DEL DESIGN ITALIANO DEL XX SECOLO, MISE SU CARTA I PRIMI SCHIZZI DELLA SUA ANCORA INCOMPIUTA VILLA MARCHESANO A BORDIGHERA, SULLA COSTA LIGURE.
CAVALLO OBJECT GIO PONTI
Tra questi, Cavallo, una forma essenziale di un animale ambiguo, creato con lamiera ritagliata e piegata, e Colombo, che rivela il lato più giocoso di Ponti: una sagoma di uccello piegata con la stessa tecnica di Cavallo.
La Mano, una scultura anch’essa in acciaio inossidabile e raffigurante una mano con sei dita, nasce da uno scambio creativo tra Ponti e l’argentiere Lino Sabattini che trasformò un suo rapido schizzo in un oggetto reale. Questo pezzo invita l’osservatore a interpretarlo liberamente: potrebbe essere un porta-gioielli, ma anche molto di più. Come dice Licitra, è “la mimica dell’errore, una mano impossibile in onore della fantasia, pur restando anche il simbolo della misura e dell’espressione umana, del concreto intervenire e creare”.
Il set Bottiglie include tre bottiglie decorative in legno, di forme diverse ma complementari, che dimostrano la sua passione per questo materiale. I modelli sono realizzati in frassino massiccio e legno di robinia, e il loro design a due tonalità evidenzia anche il fascino di Ponti per il contrasto materico. Con Bucchero, una scultura in ceramica con quattro gambe che gli conferiscono una presenza teatrale, Ponti ha riproposto un’antica tecnica etrusca, che prevede l’essiccazione dell’argilla all’aria aperta e poi la cottura in assenza di ossigeno, ottenendo una ceramica dal caratteristico colore scuro. Queste opere e i materiali scelti riflettono il modo in cui Ponti ha saputo fondere tradizione e innovazione, confermando la sua convinzione che arte e design siano senza tempo.
Parlando della missione della rivista, diceva che “la casa [...] non dovrebbe essere di moda, perché non dovrebbe mai passare di moda”, e attraverso Domus ha promosso un design italiano senza tempo e duraturo, ancor’oggi evidente nella riproposizione dei suoi oggetti.
Come dimostrano i disegni della Villa Marchesano, Ponti credeva che gli edifici dovessero essere progettati dall’interno verso l’esterno, con un'attenzione particolare a come le persone avrebbero vissuto e interagito negli spazi. Architettura e design d’interni dovevano funzionare come un elemento unico, e il suo vastissimo repertorio è nato dal desiderio di progettare a ogni scala. Nella Villa Planchart a Caracas, una residenza privata per Anala e Armando Planchart, Ponti si occupò di tutto, dall’architettura agli arredi e alle arti decorative. Collaborò con artigiani locali per creare mobili, lampade e opere d’arte su misura per la villa. Il suo approccio era innovativo e pratico: mirava a rendere gli spazi quotidiani più belli e funzionali, integrando attentamente architettura e design d’interni. Questo impegno ha reso le sue creazioni senza tempo e influenti nel mondo dell’architettura e oltre.
Ponti diceva: “Lo scopo dell’architettura è la vita”.
Questo focus sull’esperienza dell’abitante ha anticipato concetti come il co-design e l’ergonomia, poiché ogni sua decisione progettuale considerava il benessere fisico ed emotivo degli utenti.
Questo aspetto emerge con maggiore evidenza nella sua stessa abitazione, Casa Ponti a Milano, una testimonianza vivente della sua filosofia progettuale. Qui gli spazi si susseguivano in continuità, e tutti gli ambienti dell’appartamento, ad eccezione della cucina e dei bagni, erano interconnessi e potevano essere separati grazie a pareti mobili a soffietto.
Qui gli spazi confluivano l'uno nell'altro e tutte le aree dell'appartamento, ad eccezione della cucina e dei bagni, erano interconnesse e potevano essere separate grazie a divisori pieghevoli a soffietto. Le pareti erano oggetti di design a sé stanti e Ponti poteva muoversi liberamente attraverso gli spazi quando necessario, pur permettendo di rispettare la privacy e le funzioni di ogni area.
La nuova collezione di Molteni&C dimostra l’intemporalità a cui Ponti aspirava e celebra il valore del suo lascito nel vivere contemporaneo. La sua filosofia continua a influenzare generazioni di architetti e designer. Considerando gli edifici come ambienti vivi e dinamici, modellati intorno a chi li abita, ha spostato il paradigma dall’architettura monumentale a spazi pensati su misura per le persone.
Come afferma Licitra: “Oggetti belli e impossibili, adatti solo a voli di fantasia, un invito a vivere e godere della bellezza.”
Oggi l'enfasi è ancora posta sulla flessibilità degli interni e sull'adattabilità degli spazi, e le idee che hanno dato vita a Casa Ponti appaiono ancora innovative perché continuano a essere riscritte. Come disse lo stesso Ponti: