The Monk Chair
QUEST’ANNO LA SEDIA MONK RIENTRA NEL CATALOGO MOLTENI&C, DOPO 35 ANNI DALL’ULTIMA VOLTA CHE È STATA PRODOTTA. “DISEGNATA DA AFRA E TOBIA SCARPA, ‘MONK’ È SEMPLICE E SOLIDA,” RECITAVA IL CATALOGO AZIENDALE DEL 1990, CON IL SUO SEMPLICE FONT SERIF ACCOMPAGNATO DA UNA FOTOGRAFIA DI DUE SEDIE MONK INCLINATE SULLE GAMBE POSTERIORI, QUASI PRONTE A METTERSI IN MARCIA.
Oggi, mentre la Monk si prepara a mettere piede nel presente, quella descrizione di “semplice e solida” continua a riassumerne perfettamente le qualità. Tuttavia, la sua apparente semplicità cela la raffinatezza del processo progettuale che ne ha guidato la creazione nel lontano 1973.Osservando l’immagine del 1990, la Monk sembra sfidare il passare del tempo. Seduta e schienale in pelle, tesi tra una struttura metallica nascosta che si avvita a un telaio in legno: una combinazione di gambe anteriori e posteriori unite da traverse essenziali.
Abbiamo selezionato i materiali più adatti per realizzare un oggetto leggero e piacevole
ricorda Tobia Scarpa (nato nel 1935), che disegnò la sedia insieme alla moglie e partner Afra (1937-2011).
Il risultato è una sedia serena, equilibrata e composta - da qui il nome ‘Monk’ (monaco) - ma questa apparente razionalità nascondeva un pensiero più profondo dietro al suo design.
La sedia Monk era destinata a rivisitare (considerare) la storia del design, ma per gli Scarpa questo non era una riaffermazione passiva della forma storica (un gesto nostalgico), bensì un processo attivo e vivo. “Mi rendo conto che la nostra cultura ‘musealizza’ tutto - forse senza nemmeno accorgersene - e utilizza le cose del passato come se fossero morte. Ma in realtà, è proprio in quelle cose che la vita si è sedimentata e continua a sedimentarsi, che continua a vivere”, raccontava Tobia al tempo della creazione della Monk. Gli Scarpa temevano che il design, nella sua corsa verso nuovi materiali e forme, avesse trascurato i valori tradizionali dell’artigianato e delle materie naturali - un’idea che la storica dell’architettura Catharine Rossi ha identificato come parte di un più ampio movimento tra architetti e designer italiani per “riappropriarsi dell’artigianato come alternativa ai valori della modernità industriale.” Nel caso della Monk, le capacità manifatturiere di Molteni&C permisero agli Scarpa di affinare il progetto fino a ottenere una forma semplice e altamente risolta, capace di rendere leggibili le proprietà e il metodo costruttivo dei suoi materiali.
“Penso che la ripetizione possa essere una cosa buona (e giusta), a patto che non inibisca l’incredibile varietà di forme, materiali, colori ed eventi che la vita ci offre e che l’arte dovrebbe almeno riconoscere”, affermava Tobia, riferendosi alla continuità e progressione nel loro lavoro di coppia. Monk, Mastro Chair e Meo sono pezzi unici, ma condividono il chiaro approccio dei loro creatori.
Monk Armchair
Monk ARMChair
Monk Chair
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Le sale d'attesa negli uffici raramente trasmettono calore. Progettate per ospitare brevi soste - l'entrata e l'uscita quotidiana, dieci minuti di tensione prima di un colloquio, o pochi secondi tra una riunione e l’altra - questi spazi liminali sono spesso essenziali e arredati in modo superficiale, con arredi di bassa qualità.